sabato 7 maggio 2022

I segreti di un archivista: da Newsletter Rai del 6 maggio 2022

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Abbiamo avuto il piacere e l'onore di raccontare la nostra attività di ricercatori negli archivi Rai nel numero del 6 maggio 2022 della Newsletter Rai, dal responsabile Valerio Iafrate, tra un articolo su Raimondo Vianello e uno su Fabio Fazio. Di seguito i link della Newsletter Rai e l'articolo completo.

Newsletter Rai del 6 maggio 2022
I segreti di un archivista, da Newsletter Rai del 6 maggio 2022

I segreti di un archivista
Per un appassionato di storia della televisione come me, la possibilità di “scavare” negli archivi Rai alla ricerca di “perle” nascoste è una magnifica opportunità. Non è un lavoro semplice e la tecnica di ricerca si affina con gli anni. La ricerca si svolge sul catalogo multimediale Rai e ogni contributo, trasmissioni intere o servizi, è indicato da “identificatore di teca” e da un “numero di supporto”, composto da dieci cifre fondamentale per ottenere il riversamento del materiale ricercato. A volte infatti alcune trasmissioni hanno solo l’identificatore di teca e questo non permette di recuperare la cassetta.

Il catalogo Rai però non è l’unica fonte di informazioni, perché la descrizione dei contenuti è spesso molto superficiale e molti contenuti non sono indicati. Per questo è di grande aiuto la consultazione dei palinsesti del Radiocorriere e, ancora di più per lo sport, quella dell’archivio storico dei quotidiani. In passato infatti spesso alcune trasmissioni in diretta, in particolare delle coppe europee di calcio, venivano comunicate solo a poche ore di distanza dall’evento per cui soltanto nelle pagine sportive è possibile trovare i riferimenti su quanto è stato effettivamente trasmesso.

Per esempio, nel caso di programmi come “Diretta sport” e “Mercoledì sport” il catalogo quasi mai indica i contenuti e solo i quotidiani riportano gli eventi trasmessi. C’è poi anche del materiale Rai conservato negli archivi delle altre Tv pubbliche d’Europa che lo hanno ottenuto grazie agli scambi con l’Eurovisione. Questo materiale, di fondamentale importanza, in Rai è disponibile solo dal 14 marzo 1977 e mi ha permesso negli anni scorsi, per esempio, di recuperare immagini che si pensavano perse. Per il periodo precedente, invece, è determinante rivolgersi agli archivi delle Tv estere. Recentemente, per esempio, dagli olandesi di NOS Sport sono riuscito ad ottenere cinque brevi sintesi di tappe dei Giri d’Italia 1974 e 1975 con telecronaca Rai che non risultano conservati e tanto altro va recuperato a partire dai nostri vicini della Tv della Svizzera italiana che hanno condiviso con noi tanti anni di telecronache sportive.

Il periodo più interessante per la ricerca storica televisiva, almeno per me, è quello che va dal 1976 ai primi anni ’80. E’ il periodo del passaggio della Rai dal bianco e nero al colore e molti italiani in quegli anni videro queste trasmissioni solo in bianco e nero, non essendo ancora muniti del Tv color, per cui oggi tanti di noi hanno la possibilità di vedere questi programmi per la prima volta a colori. C’è poi il periodo che va da fine anni ’60 al 1976, quando la Rai trasmetteva in bianco e nero, ma produceva a colori per l’Eurovisione e la mondovisione i grandi eventi sportivi o spettacoli come “Giochi senza frontiere”. Alcune di queste produzioni sono state conservate negli archivi Rai ed è bellissimo recuperare questi eventi e poterli proporre per la prima volta a colori anche per l’Italia. E’ una lavoro che può dare risultati ancora più straordinari con la collaborazione degli archivi delle altre Tv pubbliche d’Europa, come ho già accennato a proposito dei contributi dell’Eurovisione, che avevano introdotto il colore già dalla fine degli anni ’60. E’ un’emozione meravigliosa vedere per la prima volta a colori eventi che gli italiani hanno visto solo in bianco e nero e in sede di montaggio è straordinario vedere la differenza che c’è tra la stessa immagine in bianco e nero e a colori. E’ un patrimonio che penso sia doveroso recuperare per la Rai. Purtroppo ci sono anche numerosi problemi con i formati delle cassette. La Rai ha ancora migliaia di cassette in formato bvu e pellicole che devono ancora essere riversate e digitalizzate che nascondono un patrimonio straordinario ancora sconosciuto, in particolare per quello che riguarda proprio gli avvenimenti sportivi. Quello che vediamo è solo una piccola parte, c’è ancora un’enorme quantità ancora tutta da scoprire.

Una delle soddisfazioni più belle, per un appassionato ricercatore come me, è riportare in superficie immagini che non si sapeva di avere. Per esempio, proprio in questi giorni dal riversamento da emesso della Domenica Sportiva del 5 febbraio 1978 ho scoperto che Indro Montanelli aveva fatto un servizio sulla Fiorentina letto da uno speaker, Alfredo Danti, come si usava all’epoca. Sul catalogo Rai non ci sono indicazioni in merito, è solo visibile il grezzo del servizio in pellicola senza nominativo dell’autore del servizio. Lo speaker tra l’altro parla con accento fiorentino, con evidente riferimento a Montanelli, ma senza la visione del lancio in studio presente nell’emesso è ovviamente incomprensibile capire la ragione di questa parlata da parte dello speaker. A questo proposito devo dire che è fondamentale il recupero degli emessi, che sono le registrazioni di quello che andava in onda e che comprendono dunque anche gli annunci e le pubblicità dell’epoca, oltre alle sigle delle trasmissioni e agli studi. La Domenica Sportiva, solo per fare un esempio, delle annate 1977/78 e 1978/79 è ancora in gran parte tutta da scoprire, ma è così anche per le altre rubriche sportive come Domenica sprint, 90° minuto, Sportsera, Eurogol e Dribbling. Ci sono ospiti di grande prestigio in queste trasmissioni ed è uno spettacolo poterli rivedere dopo tanti anni: spesso sono anche delle vere e proprie lezioni di giornalismo televisivo che dovrebbero essere studiate dalle nuove generazioni.

Devo dire che tante volte mi emoziono nel rivedere dopo tanti anni programmi che erano rimasti nella mia memoria di bambino. E’ un po’ come fare un viaggio nel tempo che si realizza solo lasciando completa la trasmissione che si recupera e non proponendone solo degli spezzoni, anche se a volte è necessario intervenire in sede di montaggio perché purtroppo qualche volta non tutto il materiale recuperato è di qualità trasmettibile, deteriorato a causa del pessimo stato di conservazione. Negli anni passati non c’era infatti l’interesse che c’è oggi per la storia della televisione. Insomma, penso di poter dire che siamo solo all’inizio e di tesori da scoprire ce ne sono ancora tanti.

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lunedì 11 aprile 2022

La Tv a Milano compie 70 anni: il 12 aprile 1952 l'inizio delle trasmissione televisive Rai dal capoluogo della Lombardia

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La televisione a Milano compie 70 anni. Il 12 aprile 1952 infatti, in occasione dell'apertura della 30a edizione della Fiera Campionaria, partono le trasmissioni televisive da Milano. Un passo importante per la Rai, che aveva iniziato la programmazione televisiva sperimentale a partire dall'11 settembre 1949 dalla sede di Torino. Per l'occasione entra in funzione l'antenna situata sulla sommità della torre del Parco, già utilizzata nel 1939 per i primi esperimenti di televisione poi bloccati dall'inizio della Seconda Guerra Mondiale. Il Corriere della sera del 12 aprile 1952 in un articolo con titolo: “Da oggi Milano ha la televisione” scrive: “Entra oggi in funzione la stazione radiotelevisiva di Milano, la seconda in Italia dopo quella inaugurata a Torino. La prima trasmissione consisterà nella ripresa diretta della cerimonia di apertura della XXX Fiera: coincidenza voluta dalla R.A.I. in omaggio alla grande rassegna del lavoro. Poi, fino al 27, data in cui la Fiera sarà chiusa al pubblico, verranno eseguiti programmi che occuperanno 6 ore circa al giorno, e comprenderanno cinegiornali e telegiornali, concerti, commedie, opere, balletti, riviste musicali, varietà, rubriche diverse, attualità sportive e cronistiche”. Ce ne eravamo occupati anche nel 2019 per il 67mo anniversario, potete leggere l'articolo al link seguente
Il 12 aprile 1952 inizia la programmazione televisiva da Milano
ma per questo 70mo compleanno vi offriamo una descrizione ancora più completa di quanto venne trasmesso in televisione dalla Rai di Milano in quei giorni. Il Radiocorriere numero 15, nell'articolo "La radio italiana alla XXX Fiera di Milano", presenta così la programmazione televisiva prevista dal 12 aprile 1952:
Agli spettacoli radiofonici saranno poi da aggiungere quelli televisivi, nel quadro dell'attività preparatoria che la Rai sta svolgendo sia nel campo artistico che tecnico per assicurare l'inizio del normale servizio di televisione nei termini stabiliti dalla concessione. Tra gli altri programmi sono previste tre commedie: Dopo cena, un atto di Alwyne Whatsley per la regia di Mario Landi, interpeti Marisa Mantovani e Ubaldo Lay, L'Orso, di Cekov (scritto così, ndr), per la regia di Mario Landi, interpreti Giulio Stival, Andreina Paul e Angelo Zanobini e Il Candeliere, di De Musset, per la regia di Claude Barma, interpreti Giulio Stival e Diana Torrieri.
Nello stesso periodo verranno pure teletrasmesse alcune riprese del balletto «Le Foyer de la Danse», preparato su soggetto della coreografa Susanna Egri con la sceneggiatura di Jean Marie Drot, per la regia di J. M. Drot e Franco Enriquez. Mario Landi e Daniele D'Anza lavorano attivamente ad una rivista dal titolo Il Club dei Sogni Proibiti, con musiche originali di Giovanni D'Anzi.
“Una novità in campo giornalistico sarà portata dalla realizzazione dei quotidiani «telegiornali» che la Rai sta organizzando con la direzione di esperti delle riprese di attualità a mezzo di film, con la partecipazione di telecronisti e presentatori.
Il «Telegiornale» avrà per ogni giorno della Fiera una sua edizione che riporterà le attualità filmate relative agli avvenimenti del giorno precedente per quello che riguarda l’Italia e l’estero, mentre darà una documentazione degli avvenimenti giornalieri di Milano e della Lombardia. Il «Telegiornale» verrà ripetuto almeno tre volte nel corso della giornata successiva, ad uso dei visitatori che si avvicenderanno davanti agli schermi degli apparecchi di televisione esposti alla Fiera, dove funzionerà anche per l’occasione uno schermo televisivo gigante”.
Altri numeri (una commedia recitata dalla Compagnia di prosa di Radio Milano per la regia di Enzo Ferrieri, l'Orchestra Angelini, ecc.) completeranno i programmi che la Rai sta preparando per l'Esposizione milanese, in aggiunta naturalmente ad alcune trasmissioni dirette da Campi Sportivi e dalla stessa Fiera la cui inaugurazione sarà portata sugli schermi televisivi in una telecronaca di Carlo Bacarelli.
I programmi di televisione comprenderanno anche una parte che attingerà dalla normale produzione realizzata ogni anno dalla Rai nell'Auditorium della Fiera e più precisamente quegli spettacoli che pur essendo di carattere radiofonico più si prestano ad essere ripresi in televisione. Vedremo così sullo schermo televisivo alcune tra le più popolari trasmissioni, da Chicchirichì a Il Microfono è Vostro, da Botta e risposta a Punto interrogativo, e per la lirica Le Cantatrici Villane.

Il Radiocorriere numero 18 della settimana dal 27 aprile al 3 maggio 1952, nell'articolo "Programmi televisivi, telecronache e telegiornali alla Fiera di Milano", descrive in maniera dettagliata la programmazione televisiva di questi giorni, confermando così il programma inizialmente previsto, completata da alcune foto dei mezzi televisivi utilizzati:
Quest'anno, come i nostri lettori sanno già, oltre ai consueti spettacoli radiofonici che hanno luogo nell'Auditorium compreso nel recinto fieristico, la Rai ha allestito per l'occasione una vera e propria rassegna televisiva; una rassegna organica di tele-programmi, studiati e realizzati nel quadro dell'attività preparatoria che essa sta svolgendo per assicurare l'inizio del normale servizio di televisione. Già il 12 aprile, in coincidenza con l'apertura della grande rassegna milanese, la nuova stazione TV di Milano irradiava una completa ed interessante telecronaca diretta; quella appunto della cerimonia inaugurale. Immagine e parola nella telecronaca, sono al servizio dell'avvenimento colto nell'istante stesso in cui esso si svolge: ed è grazie a essa che gli spettatori lontani hanno modo di vedere sullo schermo e di sentire attraverso l'altoparlante del loro apparecchio di ricezione televisiva immagini, suoni, rumori e commenti nella forma più diretta e fedele che si possa desiderare. Lo stesso giorno, alle ore 20.30, andava in onda dagli studi RAI di Milano il primo telegiornale RAI, un'autentica novità nel campo giornalistico. Organizzato con la collaborazione di esperti delle riprese di attualità a mezzo di film e con la partecipazione di telecronisti e presentatori, il telegiornale riporta le attualità filmate relative agli avvenimenti del giorno precedente che riguardano l'Italia e l'estero (attualità che sono fornite dalla «Settimana Incom» e dà una documentazione giornaliera degli avvenimenti di Milano e della Lombardia. Affidato a uomini provenienti dal cinema, per quanto riguarda la ripresa cinematografica, ed a redattori della Rai e giornalisti, per quanto invece riguarda la parte redazionale, il telegiornale, benchè tuttora in fase sperimentale, ha realizzato trasmissioni di vivo interesse, soprattutto per la rapidità con la quale avvenimenti svoltisi in località lontane, sono stati presentati agli ascoltatori. Lo stesso interesse col quale il pubblico ha seguito alla Fiera queste prime e lusinghiere esperienze nel campo della teleattualità, è stato suscitato dalle riprese televisive dei vari programmi presentati nell'Auditorium. La prima delle tre commedie riprese dalle telecamere, è stata Il Candeliere, il delicato lavoro in quattro atti di Alfred De Mussel, al quale hanno partecipato noti attori del teatro di prosa italiano: Diana Torrieri, Giulio Stival, Marina Bonfigli, Paolo Ferrari, Nando Gazzolo e sulla cui realizzazione televisiva diciamo in altra parte del giornale. Successivamente sono state presentate una commedia in tre atti di Labiche e Marcel "Se una volta di pesco" (regia di Enzo Ferrieri, attori della compagnia di prosa di Radio Milano, scenografie di Enzo Convalli, ripresa televisiva di Franco Enriquez), la commedia in un atto di Cecov (scritto così, con la c e non con la k come nel numero 15 del Radiocorriere, ndr) "L'orso" (regia di Mario Landi, attori Andreina Paul, Giulio Stival, Angelo Zanobini e Pierpaolo Porta), ed il balletto ispirato ai disegni di Dègas "Les foyers de la danse" (coreografie di Susanna Egri, regia di Jean Marie Drot e Franco Enriquez). E' programmata poi la commedia in un atto di Alwyne Watsley Lewis Stringer "Dopo cena" (interpreti Marisa Mantovani e Ubaldo Lay, regia di Mario Landi). Naturalmente non mancano in questa prima serie di esperimenti televisivi programmi di varietà: vi sarà una edizione televisiva del popolare «Microfono è vostro». Un televarietà di Mario Landi e Daniele D'Anza (il Radiocorriere scrive D'Anzi, ndr), con musiche originali di Giovanni D'Anzi, dal suggestivo titolo «Il club dei sogni proibiti», diverse riprese di «Chicciricchì» (alla cui prima edizione hanno partecipato con gli attori della Compagnia di riviste italiana di Radio Milano Carlo Campanini, Ernesto Calindri ed altri nomi del teatro italiano). Il più vivo successo ha avuto intanto una brillantissima ripresa di «Punto interrogativo». Il Radiocorriere racconta anche della trasmissione della Benedizione Papale di Pio XII impartita alle 12 del 13 aprile 1952 in Piazza San Pietro e teletrasmessa lo stesso giorno alle 20.30 "con colonna sonora sincrona della viva voce del Papa benedicente", della trasmissione del resoconto cinematografico completo di Milan-Napoli 3-2, per la 29a giornata di Serie A, giocata nel pomeriggio dello stesso giorno con la foto di una torretta aerea di ripresa con la scritta "RAI televisione" allo stadio San Siro e della visita del Presidente della Repubblica Luigi Einaudi alla Fiera di Milano.
L'iniziativa è un successo, la televisione piace al punto che in Fiera sarebbero stati prenotati 10 mila apparecchi televisivi, come scrive il Corriere della sera in questo articolo del 24 aprile 1952:
Oggi tutti si chiedono: finita la Fiera continueranno le trasmissioni televisive? Risposta: ci sarà un paio di mesi di interruzione, per consentire la completa messa a punto dell'attrezzatura attualmente disponibile. Per essere presenti alla rassegna internazionale si sono compiuti miracoli; e ciò era indispensabile poichè l'avvenire della televisione dipende non solo dalla organizzazione, ma anche dal pubblico... ricevente. Sapete quanto costa oggi una trasmissione? Circa tre milioni all'ora: un milione è assorbito dalla programmazione, il rimanente dalle spese dell'attrezzatura tecnica. Ciò significa che tre ore di trasmissione al giorno costano circa nove milioni. Per compensare questa spesa quanti apparecchi riceventi occorrono? E quanto potrà costare l'abbonamento? Ecco quesiti pratici cui i graditi ospiti del Circolo della Stampa hanno cercato di dare una spiegazione per quanto possibile vicina al vero. Anzitutto bisogna che l'industria si metta in grado di produrre apparecchi di vendita che possano essere venduti a prezzi accessibili. Oggi il prezzo di vendita di un apparecchio televisivo si aggira sulle 250 mila lire. L'industria germanica, che non possiede ancora stazioni trasmittenti, già dispone di apparecchi telericeventi che al cambio ufficiale - se non ci fosse di mezzo la protezione doganale, non costerebbero più di 120-130 mila lire. Il solo paese europeo dove la televisione sia diffusa è l'Inghilterra, che dispone di 1 milione e 300 mila apparecchi registrati, con una previsione di "clandestini" che si aggira sul 20 per cento. Ma i "clandestini" sono identificabili poichè, per funzionare bene, la televisione richiede un'antenna sui tetti. Antenna che può essere "cumulativa", servire cioè gli utenti di tutto un edificio. Anche la Francia ha stazioni trasmittenti, a Parigi e Lilla, ma è scarso il numero degli abbonati. Da noi, attualmente, si calcola che siano collocati presso privati dai 2500 ai 3000 apparecchi televisivi. In Fiera - a quanto risulta - ne sono stati prenotati oltre 10.000, ma non potranno essere consegnati prima dell'inverno, periodo nel quale la R.A.I. avrà perfezionato i suoi impianti. Dopo un paio di mesi di sosta, dopo la Fiera, la R.A.I. riprenderà la trasmissione dei programmi, da Milano e da Torino - collegate da ponte-radio - ma sempre in fase sperimentale che potrà prolungarsi anche per parecchi mesi. Durante la fase sperimentale, i possessori di apparecchi tele riceventi non pagheranno niente. Il canone di abbonamento verrà fissato non appena le trasmissioni saranno ritenute perfette: si prevede che potrà essere contenuto in 12.000 lire annue, comprensive dell'abbonamento alle radio audizioni, che è di 2400 lire. Le trasmissioni avverranno normalmente dalla stazione di Milano, corso Sempione, o da quella di Torino, ma potranno essere prese anche scene "esterne", spettacoli in teatri e gare sportive, manifestazioni, ecc. La R.A.I. mantiene quello che aveva promesso: di fare di Milano il centro della televisione in Italia. Roma verrà più tardi. La stazione trasmittente non potrà funzionare prima del 1953.
Dal 9 settembre 1952, con la trasmissione "Prego, signora!" condotta da Elda Lanza, la Tv italiana comincia a trasmettere con più regolarità, con dei palinsesti giornalieri pubblicati ogni settimana dal Radiocorriere. Il telegiornale, dopo la programmazione nei giorni della Fiera Campionaria di Milano, torna dal 10 settembre 1952, in onda tre giorni a settimana. I filmati di questa edizione, senza audio, sono anche il documento televisivo più antico conservato negli archivi Rai di Milano.

Altre notizie sull'inizio della programmazione televisiva in Italia sono al link seguente
Il 3 gennaio 1954 la Tv italiana iniziava la regolare programmazione, ma era già nata da tempo. La vera storia della nascita della Tv in Italia.

"Da oggi Milano ha la televisione", Corriere della sera, 12 aprile 1952, pagina 2


Da segnalare anche la pagina RaiPlay "La Tv prima della Tv" con una piccola antologia di materiali dell'archivio Rai che comprende il documentario "Dietro le quinte della Tv", trasmesso il 2 gennaio 1954 e girato negli studi televisivi di Milano; la commedia "Dopo cena" con Marisa Mantovani e Ubaldo Lay che però risulta essere la versione trasmessa in Tv il 3 agosto 1955, non sappiamo se si tratti di una versione rifatta o di quella originale del 1952; di "Album personale" di Wanda Osiris", in onda alle 21.00 del 24 novembre 1953, e della puntata numero uno della Domenica Sportiva, andata in onda l'11 ottobre 1953. Potete cliccare di seguito per vedere questi documenti storici televisivi.
La Tv prima della Tv

BIBLIOGRAFIA
La radio italiana alla XXX Fiera di Milano, pagina 3, Radiocorriere 15, programmi dal 6 al 12 aprile 1952
Radio e televisione alla XXX Fiera di Milano, pagina 3, Radiocorriere 17, programmi dal 20 al 26 aprile 1952
La televisione italiana, oggi e domani, pagine 3 e 4, Radiocorriere 17, programmi dal 20 al 26 aprile 1952
Programmi televisivi, telecronache e telegiornali alla Fiera di Milano, Radiocorriere 18, programmi dal 27 aprile al 3 maggio 1952
G. Castelfranchi, A un ponte-radio il merito della televisione in Lombardia, Corriere della sera, 15 aprile 1952
Domani con la Fiera anche la televisione, Corriere d'informazione, 11-12 aprile 1952
Da oggi Milano ha la televisione, Corriere della sera, 12 aprile 1952
Elogiata a Londra la televisione italiana, Corriere della sera, 19-20 aprile 1952
Spunta l'era del "Tivì (o tivù?)", Corriere d'informazione, 29-30 aprile 1952
Diecimila apparecchi televisivi già prenotati alla Fiera, Corriere della sera, 24 aprile 1952

Italia-Israele, Messico 1970: la vera storia della telecronaca di Nicolò Carosio, che mai insultò il guardalinee etiope.

Clicca per leggere tutta la verita sulla gaffe, mai detta, di Mike Bongiorno al Rischiatutto.

Clicca per leggere quando sono nati i primi Tg1 e Tg2 a colori.

Clicca per ascoltare la sigla del cartone animato del 1976 "Il conte di Montecristo", per la prima volta dopo tanti anni.

mercoledì 30 marzo 2022

Il 29 marzo 1992 il primo evento sportivo trasmesso in pay-tv in Italia: sono passati 30 anni

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Il 29 marzo 1992 è una data importante per la storia della televisione sportiva italiana. Per la prima volta infatti una emittente televisiva, Tele+2, trasmetteva un evento sportivo criptato, il Gran Premio di Suzuka, prima prova del Motomondiale. La Gazzetta dello Sport del 28 marzo a pagina 2, nella rubrica “La Gazzetta della Televisione”, che tra fine anni '80 e primi '90 era un appuntamento quotidiano della rosea, oggi una splendida fonte di notizie per gli studiosi e per gli appassionati di storia della Tv sportiva, ricorda come negli Stati Uniti la pay-tv era ormai un fenomeno consolidato da 20 anni, lanciato da Ted Turner Ted Turner, proprietario della Cnn, e contava già 59 milioni di abbonati con un centinaio di emittenti di cui tre sportive, Espn, la più vista con 150 milioni di spettatori potenziali che nel 1991 aveva già trasmesso 5000 ore di avvenimenti in diretta, Sport Channel e Prime Ticket. Da tre anni era inoltre stato lanciato anche il sistema della pay-per-view che permetteva di pagare per assistere a un solo evento, solitamente di pugilato al punto che erano anche sorte due organizzazioni che ci occupavano solo di questo: la Tvko e la King-Vision di proprietà di Don King, consigliere di Mike Tyson. Anche la Nbc, che si era assicurata i diritti delle Olimpiadi estive per gli Stati Uniti con la trasmissione di circa 150 ore degli eventi più importanti, avrebbe offerto un numero extra di ore in pay-per-view agli spettatori che avrebbero voluto seguire anche batterie ed eliminatorie degli sport meno popolari. In Francia, dall'11 novembre 1984, era attiva Canal Plus che dopo un primo semestre difficile che l'aveva portata sull'orlo della chiusura era riuscita a raggiungere i 4 milioni di abbonati che pagavano poco meno di 35 mila lire al mese per seguire, tra l'altro, l'anticipo del campionato francese di calcio (11 miliardi di lire per tre anni e 25 partite a stagione) oltre alle dirette di coppe europee, golf, basket, sport americani, ciclismo, atletica e con in programma anche dirette delle Olimpiadi di Barcellona. Canal Plus aveva inoltre aperto filiali in Belgio, Spagna e Africa. In Italia c’è Telepiù, che ha rilevato le frequenze nazionali di TeleCapodistria, tornata a trasmettere solo nelle zone di confine tra Italia e Slovenia, che inizialmente rivolge le proprie attenzioni principalmente al lancio dei programmi di Tele+1 e alla promozione degli abbonamenti. Già da dal 1 giugno 1991, con il film “Blade Runner”, Tele+1 aveva cominciato la programmazione criptata. Allo stesso tempo, però, si prepara l'avvio criptato di Tele+2, il canale sportivo che nei piani dei dirigenti dovrebbe diventare a pagamento nel 1992. Alla guida della redazione sportiva, su proposta di Silvio Berlusconi, arriva Rino Tommasi che a Canale 5 è stato progressivamente spodestatim nel ruolo di “capo dei servizi sportivi”, da Ettore Rognoni e Bruno Bogarelli. Scrive Simone Salvador nel suo libro “Decoder: storia decriptata della Pay-Tv sportiva in Italia” Il 1991 serve a Tele+2 per mettere a punto la macchina organizzativa e giornalistica. L’aspetto peculiare della nuova Tv tematica è la multi-sportività, vale a dire un palinsesto che dà spazio a diverse discipline sportive, senza la classifica cannibalizzazione calcistica. Così, vengono trasmessi eventi di diversa natura, spesso in diretta: campionato inglese di calcio (non ancora Premier League), Liga, US Open, Open d'Australia, Wimbledon, Coppe Europee di basket, NBA, NFL, NHL, Vuelta e Giro d'Italia (questi ultimi in sintesi serale), Atletica Leggera, Pallavolo, Rugby, Vela, Golf, Parigi-Dakar, Motondiale e Wrestling. Vengono mandate in onda alcune rubriche di ottimo livello (alcune già viste su Telecapodistra) come Il Grande Tennis, Assist (Luca Cosolini), Supervolley (Lorenzo dallari), Obiettivo sci (Mario Cotelli e un giovane Fabio Guadagnini), Campo base (Ambrogio Fogar), così come viene confermato il notiziario Sportime. Alle 5 del mattino di domenica 29 marzo 1992 anche in Italia parte la pay tv con la gara delle 125 del Gran Premio del Giappone, prima prova del Motomondiale, seguita alle 6.50 dalle 500 e alle 8 dalle 250. Alla fine della diretta delle tre prove, la programmazione di Tele+2 sarebbe tornata in chiaro permettendo a tutti di vedere dalle 11 del mattino la differita integrale delle gare e alle 17.15 unasintesi del Gran Premio del Giappone. Chi possedeva una parabola avrebbe comunque avuto la possibilità di seguire il motomondiale in chiaro su Eurosport, che aveva acquisito i diritti per trasmettere in diretta tutti i Gran Premi della stagione. I prossimi appuntamenti criptati previsti sarebbero stati le finali del basket universitario statunitense Ncaa, dalle 4 di notte dei giorni tra 4 e 6 aprile, mentre solo da maggio sarebbe partita una programmazione in pay tv su larga scala su eventi ancora da decidere. I telespettatori sprovvisti di decoder, durante i programmi criptati, avrebbero visto le immagini "in negativo" con una base musicale, mentre sul video sarebbe passato un messaggio per spiegare come abbonarsi a Tele+. La notizia dell’avvio della pay-tv sportiva aveva fatto aumentare la richiesta di informazioni, quasi 2000 al giorno. Per abbonarsi era necessario pagare una tassa d’iscrizione di 150 mila lire per il possesso in “comodato d’uso” del decodificatore, seguendo l'esempio della Sip per l'apparecchio telefonico, e si versavano 36 mila lire al mese di abbonamento in soluzione bimestrale, semestrale o annuale. I decodificatori potevano essere ritirati direttamente nei negozi di Tv e hi-fi autorizzati e installati al televisore senza aiuto dei tecnici. Per ogni evenienza, Tele+2 aveva anche creato uno staff di circa 100 addetti addetti pronti a rispondere a qualsiasi chiamata. La novità non è però bene accolta da tutti, a partire dai produttori di moto italiani (Aprilia, Cagiva e Gilera) che si scagliano contro la decisione di Tele+ di criptare le prime gare del Motomondiale. Oliviero Cruciani, Team Manager Gilera: “La decisione di Tele+ di trasmettere i gran premi di motociclismo sulla pay-tv ha creato un'infinità di problemi a chi, per correre, ha bisogno degli sponsor. L'impegno finanziario di questi è legato direttamente al numero di persone che ricevono il messaggio pubblicitario attraverso le trasmissioni televisive”. (…) Non ha senso che una rete privata si accaparri uno spettacolo di questo genere, portandolo via alla televisione di Stato e poi lo releghi in un ambito così ristretto. Chiediamo perciò che Telepiù trasmetta in chiaro, senza filtri elettronici, almeno le gare del campionato mondiale che si disputano in Europa, oppure noi disdetteremo i contratti pubblicitari con le sue reti televisive”. Ci si chiede ancora oggi se è giusto trasmettere obbligatoriamente degli eventi sportivi in chiaro. Noi siamo per questa ipotesi, pensiamo che i grandi eventi sportivi devono essere patrimonio di tutti, almeno quando sono in campo nazionali o atleti italiani, mentre la pay tv dovrebbe preoccuparsi di offrire un servizio completo, lontano dalle logiche dei palinsesti generalisti, che possa accontentare gli appassionati che non vogliono perdersi nulla di un evento. Quindi la Nazionale italiana, per tutti gli sport, dovrebbe sempre essere in chiaro, mentre è un prodotto tipicamente da pay tv la copertura integrale in diretta del campionato di calcio, che tra l’altro delle pay tv è la più importante fonte di incasso. Per appassionarsi a uno sport, e quindi avere un potenziale nuovo pubblico anche per le pay tv, resta fondamentale la trasmissione in chiaro degli eventi principali che solo la vetrina delle reti gratuite permette.

BIBLIOGRAFIA
Telecomando sulla Tv a pagamento, Massimo Lopes Pegna, La Gazzetta dello Sport, 28 marzo 1992
Sulla francese Canal Plus c’è anche il campionato di calcio, Giampietro Agus, La Gazzetta dello Sport 28 marzo 1992
In Italia la scopriamo stanotte con il motomondiale su Tele+2, Massimo Cecchini, La Gazzetta dello Sport 28 marzo 1992
Quel tennis che tiene svegli, Enrica Speroni, La Gazzetta dello Sport, 31 marzo 1992
Link all'articolo di Simone Salvador sul sito SportInMedia 29 marzo 1992, motomondiale su Tele+2: il primo evento sportivo criptato della storia
Decoder: storia decriptata della Pay-Tv sportiva in Italia, Simone Salvador, SportInMedia, 2021

venerdì 4 febbraio 2022

Coppa d'Africa in Tv: la prima volta in Italia con Capodistria nel 1988 e la produzione Rai nel 1992

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La Coppa d’Africa di calcio è ormai da anni un evento televisivo anche per il pubblico italiano, ma non è stato sempre così. Risale infatti all’edizione 1988, disputata in Marocco dal 13 al 27 marzo, la prima volta che gli appassionati italiano poterono seguire in Tv la competizione. TeleCapodistria, all’epoca controllata dalla Fininvest di Silvio Berlusconi, acquisì infatti i diritti di trasmissione, unica tra le Tv europee, di tutto il torneo per 15 milioni di lire ma, come scrive La Gazzetta dello Sport del 13 marzo 1988, solo quelle più importanti sarebbero state trasmesse, almeno 6, e solo le finali per il terzo (26 marzo alle 17.00) e primo posto (27 marzo sempre alle 17.00) in diretta. La Coppa d’Africa diventa un pretesto per scoprire il continente con spirito da esploratore. Ogni sfida, scrive la Rosea, sarà preceduta da schede che illustreranno la situazione politica, economica e sociale di Paesi in gara; tecnici ed esperti del mercato calcistico analizzeranno le caratteristiche degli atleti in campo. La scelta di programmare le altre partite in differita è dettata, oltre che da ragioni economiche (il costo del noleggio del satellite è di 8 milioni per ogni ora di collegamento), anche dai dubbi sulla qualità delle riprese della Tv marocchina. La registrazione consentirà inoltre alla redazione sportiva del gruppo Fininvest, che come dicevamo collabora con gli istriani alla realizzazione dei programmi, di arricchire le trasmissioni con documenti filmati, commenti e interviste proposti da Gigi Garanzini prima e dopo ogni gara. Debutto previsto martedì 15 marzo alle 20.30 con le immagini di Costa d’Avorio-Algeria, disputata 48 ore prima, precedute da una panoramica sul calcio africano con interventi anche di Michel Platini e Michel Hidalgo (già commissario tecnico della Francia). La Coppa d’Africa è anche un banco di prova per alcuni “nuovi” telecronisti come Enrico Heiman (già autore di alcuni commenti per TeleCapodistria), Eraldo Enrietti e Massimo Marianella (in realtà Massimo Marianella ci ha confermato di non essere stato tra i telecronisti della Coppa d'Africa contrariamente a quanto riportato dalla Gazzetta dello Sport) che si sono imposti nei provini organizzati nella settimana precedente dalla Fininvest. I telecronisti verranno affiancati da esperti: si alterneranno infatti Tony Damascelli e Fabio Capello e sono previsti inviti anche per Francesco Graziani, Franco Dal Cin, Silvano Ramaccioni e Giancarlo Beltrami. Niente Tv in Italia per la Coppa d’Africa del 1990, in Algeria dal 2 al 16 marzo, mentre per l’edizione 1992, dal 12 al 26 gennaio in Senegal, la produzione televisiva è affidata addirittura alla Rai. Questo perché la nostra Tv pubblica, nel quadro di un accordo tra Governo italiano e quello senegalese (quantificabile in 230 milioni di lire che partono da Roma e arrivano a Dakar) da qualche tempo fornisce servizi al paese africano per un valore di 12 miliardi e, in attesa di riprendere dal 19 febbraio la visita di Papa Wojtyla, si è vista attribuire anche la produzione del segnale per la 18° edizione della Coppa d’Africa di calcio, manifestazione ormai prioritaria anche per il nostro calcio vista la presenza di giocatori militanti in Italia o di interesse per il calciomercato. La Rai propone dunque in esclusiva per l’Italia, anche se solo in differita, una delle due semifinali, Ghana-Nigeria del 23 gennaio 1992 all’1.40 su RaiUno, mentre non c’è trasmissione per Camerun-Costa d’Avorio, e le finali per il terzo posto Nigeria-Camerun, sabato 25 gennaio dalle 24.00 su RaiDue in Notte Sport e per il primo Costa d’Avorio-Nigeria domenica 26 alle 24.05. La Gazzetta dello Sport del 23 gennaio 1992 spiega che, sotto le direttive del coordinatore generale della Rai Guido Canuzzi, uno staff di 78 persone è andato dal 2 gennaio in Senegal tutte le riprese nelle sedi di gara di Ziguinchor e Dakar. Si sono portati dietro materiale per 40 tonnellate e 130 metri cubi di volume, oltre a due gruppi elettrogeni e due pullmini che avrebbero poi lasciato alla Rts (Radiotelevisione senegalese) sempre nel quadro di questo accordo che sarebbe rimasto in vigore tre anni. Il Governo di Abdou Diouf avrebbe pagato alla Rai un semplice rimborso spese ala troupe, quantificabile in un miliardo e mezzo di lire circa. La Rai, sotto la regia di Giancarlo Tomassetti e Loris Mazzetti ha fatto il massimo riproponendo pari pari gli stessi impeccabili servizi offerti per Italia ’90 con 7 telecamere e 10 microfoni intorno al campo, capaci di registrare dalle parole dei giocatori al rumore del contatto piede-pallone e perfino piede-piede. I giornalisti africani, racconta sempre La Gazzetta dello Sport del 23 marzo 1992, sono rimasti allibiti quando si sono ritrovati sulle loro postazioni i monitor per rivedere (fino a quattro riprese da due diverse angolazioni) tutti e replay delle azioni più significative. Televisivamente parlando, l’Africa si è così sentita davvero nel Duemila. Perfetta l’integrazione tra personale Rai e senegalese, integratosi alla perfezione con quello italiano anche grazie alle lezioni prese in Italia dove alcuni cameraman erano stati ospitati per alcuni stages di preparazione. Per lo staff della Rai non è stato un lavoro semplice visto che a Ziguinchor, alle porte della jungla, non c’erano alberghi e quotidianamente il personale Rai doveva fare 150 chilometri di pullman su strade sterrate, circa cinque ore di viaggio, per trasferirsi dallo stadio a Cap Skirring dove alloggiava. Una spedizione trionfale quella Rai con la quale anche il capo dello Stato Abdou Diouf si complimenta, con l’intenzione di allargare questa cooperazione ben riuscita anche ad altri settori. Una Rai che, in questa occasione, si è rivelata un esempio per tutti i settori economici di come si possa aiutare l’Africa in maniera costruttiva. BIBLIOGRAFIA
Così il calcio della "coppa d'Africa" ci aiuterà a conoscere un continente, Enrico Parodi, La Gazzetta dello Sport, 13 marzo 1988
Rai formato Safari, Sergio Di Cesare, La Gazzetta dello Sport, 23 gennaio 1992
La Gazzetta della Televisione, La Gazzetta dello Sport, 25 gennaio 1992
La Gazzetta della Televisione, La Gazzetta Sportiva, 26 gennaio 1992

venerdì 17 dicembre 2021

Il 15 dicembre 1971 l'ultima telecronaca di Nicolò Carosio per la Rai, sono passati 50 anni

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Il 15 dicembre 1971, in occasione della partita tra rappresentative di Lega di Belgio e Italia disputata a Charleroi e finita 2-1 per i padroni di casa con i gol di Van Himst al 7' e Gori al 25' del primo tempo e di Mulder al 39' del secondo tempo*, Nicolò Carosio faceva la sua ultima telecronaca per la Rai, trasmessa in diretta dalle 19.25 sul Secondo Programma. A distanza di 50 anni ricordiamo dunque questa storica ricorrenza. Ancora oggi c'è che chi pensa che Nicolò Carosio chiuse la sua carriera di telecronista per la Rai l'11 giugno 1970 dopo Italia-Israele ma, come ampiamente accertato, non andò così anche se Carosio, dopo quella partita nella quale, in realtà, non disse nulla di offensivo contro il guardalinee etiope Seyoum Tarekegn. Il popolare telecronista, lo ricordiamo nuovamente, restò in Messico, dove si alternava con Nando Martellini nelle telecronache della Nazionale italiana, e gli venne solo tolta la semifinale Italia-Germania Ovest che avrebbe dovuto essere sua dopo il quarto Italia-Messico che spettava a Martellini. Carosio, dopo essere tornato a Città del Messico come da programma per la telecronaca del quarto tra Uruguay e Unione Sovietica, venne invece mandato a Guadalajara per commentare l'altra semifinale tra Brasile e Uruguay e tornò a Città del Messico per la finale per il terzo posto tra Germania Ovest e Uruguay. Con la nuova stagione calcistica riprese ad alternarsi con Nando Martellini per la Serie A, la Nazionale e le coppe europee e commentò, tra l'altro, Svizzera-Italia del 17 ottobre 1970, prima partita della Nazionale dopo i Mondiali messicani, e Italia-Irlanda dell'8 dicembre 1970 per la qualifizione agli Europei. Venne inviato a Londra per la finale di Coppa dei Campioni tra Ajax e Panathinaikos del 2 giugno 1971, trasmessa dalla Rai in differita alle 14.00 del giorno dopo sul Secondo Programma, e la sera commentò Leeds-Juventus, finale di ritorno di Coppa delle Fiere. Nella stagione 1971/72 si occupò della telecronaca a colori per gli italiani residenti negli Stati Uniti di Italia-Svezia del 9 ottobre 1971 e di Aberdeen-Juventus di Coppa Uefa del 17 novembre 1971 prima di arrivare all'amichevole Lega Belgio-Lega Italia giocata a Charleroi e finita 2-1 per i padroni di casa. Proprio il 15 dicembre 1971 a dare notizia dell'ultima telecronaca di Nicolò Carosio per la Rai è Giovanni Arpino in un articolo pubblicato sul quotidiano "La Stampa" a pagina 16 dal titolo "Good bye, Carosio" che di seguito vi proponiamo.

* A titolo di curiosità, mentre nella rappresentativa della Lega Calcio italiana non c'erano giocatori stranieri ed era di fatto una nazionale sperimentale, in quella belga erano in campo dall'inizio l'olandese Mulder, centravanti dell'Anderlecht, e il tedesco Ressel, ala sinistra del Lierse. In panchina altri tre stranieri: l'austriaco Bohmer e il lussemburghese Pilot, entrati nel secondo tempo, oltre al portiere olandese Ruiter, dell'Anderlecht.

Good bye, Carosio
Appenderà il microfono dopo Charleroi?
La «voce da lontano» sta per dirci addio. Oggi, da Charleroi, Nicolò Carosio commenterà forse per l'ultima volta le avventure d'una squadra nazionale di calcio. Entro il 31 dicembre, infatti (salvo quei repentini e bizantini ripensamenti che spesso invertono schemi e programmi della nostra zia Rai), il grande Nick dovrebbe terminare la sua lunga carriera. Da qualsiasi angolo la si guardi, questa è una data, per il tifoso in genere, per gli addetti ai lavori, per la cornice in cui il football nostrano si muove. Una data tutt'altro che allegra. E' raro che un uomo, soprattutto una «voce», non solo scampi ai suoi errori veniali, ma grazie a questi errori e alla loro venialità quasi geniale diventi celebre, ricercato, insostituibile. Il Nick del «quasi rete», del whiskaccio, del numero letto quindici su una maglia che invece mostra un dodici, è, tout court, un artista. Il suo timbro fu ed è ancora unico, tanto che una partita di football senza il fluire verbale di Carosio ha un altro sapore. Perché il football — direbbe uno scrittore utopista ma non estraneo al senso oscuro della realtà — è quella determinata cosa che prende corpo solo se è scritta e parlata. Altrimenti quasi non esisterebbe. Cosa sarebbe un Mazzola senza il tramite e l'imprimatur della pagina scritta o del commento immediato attraverso i microfoni? Per questo Nick fu, è, indispensabile, un cardine: raccontò di calcio da sempre. Forse il pallone non esisteva prima di lui. Chi scrive ricorda la sua voce nel '38. Era un bambino, la finale del campionato del mondo si esauriva in uno stadio immaginoso, e l'ultimo nome pronunciato da Nick fu quello di Locatelli, che manovrava placido una palla sulla linea dell'out, mentre gli azzurri erano in vantaggio. Favoloso Nick, che nel taglio inglese dell'aspetto e del timbro sonoro ha sempre lasciato crepitare una carica violenta di uomo e temperamento latini. Oggi, a vederlo, ricorda un'incisione antica. Sembra gracile, ed è invece indomabile, firma autografi (lo riconoscono anche gli estranei e i miopi) come un duca, durante le trasferte siede nella hall di un albergo come un Yanez strappato alla giungla e trasferito in una metropoli. Puntiglioso nel mestiere, prende appunti e disegna schemini come il più giovane dei cronisti, si informa sullo stato di un terreno erboso, su un arbitro, sulle varianti della formazione che giocherà. Poi, davanti al microfono, sbotta con inesausto trasporto (e gloria) in un'invenzione, anche una sola paroletta come «calzabraga», che riscalda l'uditorio lontano, tristemente sprofondato davanti al video. Pochi sanno che Nick tiene in tasca un taccuino con tante frasi ricavate da libri importanti. Motti e massime, definizioni e moralità. Qualcuna — forse — corretta di suo pugno, con magnifico arbitrio. Ebbene, una piccola antologia di ciò che Carosio disse la dovremmo pur fare. A dimostrazione che invenzioni pregevoli e svarioni di genio costituiscono il sale indispensabile al piatto pallonistico, sovente così insipido. Arrivederci, mister Nick, se davvero te ne vai. Porremmo soltanto una condizione, sia a te sia alla Rai. Che ai mondiali del '74 tu sia richiamato in servizio permanente effettivo. A costo di creare un caso diplomatico. A costo di tagliare i fili dei microfoni. Il football può essere tante cose e il contrario di tutte queste stesse cose. Ma non può essere muto.
Giovanni Arpino


Nicolò Carosio non sarebbe più tornato in Rai come telecronista, anche se per un certo periodo si ipotizzò un suo ritorno ai microfoni in occasione dei Mondiali di calcio del 1974 che avrebbe potuto risolvere il contenzioso in atto con la Rai che lo vide uscire vittorioso. Era infatti in arretrato di stipendi ed emolumenti dal 1932 al 1966 e della liquidazione dal 1966 al 1971. Una sentenza del pretore di Milano, come scrive il Corriere d'Informazione del 7 giugno 1974, aveva infatti imposto alla Rai di reintegrarlo dopo il licenziamento del 1972. Carosio confermò che non sarebbe andato lo stesso ai Mondiali di Germania: "In teoria sarebbe anche possibile ma ormai i termini fissati dall'organizzazione dei campionati del mondo per l'accreditamento dei giornalisti sono scaduti". Nel 1976 vinse la causa contro la Rai che gli versò 73 milioni di lire, come si legge sul Corriere della sera del 24 ottobre 1976 in occasione della sentenza di appello.

BIBLIOGRAFIA
http://pinofrisoli.blogspot.com/2016/09/nicolo-carosio-la-verita-definitiva-su.html
Ore 19,30, in diretta Tv la partita Belgio-Italia, Corriere d'Informazione, 15 dicembre 1971 in La "voce" che non sentiamo, Antonio Ghirelli, Corriere della sera, 11 marzo 1972
Carosio ha chiesto alla Rai 100 milioni di liquidazione, Corriere d'Informazione, 28 ottobre 1972
La voce di Nicolò Carosio stavolta fa tremare la Rai, Corriere della sera, 29 ottobre 1972
Nicolò Carosio esclude di andare ai mondiali, Corriere d'Informazione, 7 giugno 1974 Carosio va a sequestrare 84 milioni alla Rai-Tv, Guido Credazzi, Corriere d'Informazione, 21 luglio 1976
Dopo 4 anni Carosio ha vinto: la Rai ha sborsato 75 milioni, Corriere della sera, 19 settembre 1976
Nicolò Carosio vince anche in appello la causa contro la Rai-Tv, Corriere della sera, 24 ottobre 1976

venerdì 29 ottobre 2021

La Tv pubblica svizzera SSR mette a disposizione il suo catalogo di archivi su Memobase, il portale di Memoriav

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Sul sito presseportal.ch abbiamo trovato questa notizia che, se confermata, sarebbe una grande evento per tutti gli appassionati di storia della televisione. Entro il 2022 tutto l'archivio storico della televisione pubblica svizzera SSR sarà disponibile online per tutti sul portale di Memoriav, quindi anche quello della RSI di lingua italiana oltre a RTS francese, SRF tedesca e RTR romancia. Per tanti appassionati italiani potrebbe essere l'occasione per vedere per la prima volta dopo tanti anni alcune trasmissioni che sono rimaste nella memoria di chi, in particolare negli anni '70, poteva seguire la Televisione della Svizzera italiana oltre ai canali Rai. Naturalmente auspichiamo che sia possibile vedere anche tutte le telecronache sportive di quegli anni perchè l'archivio sportivo è una parte fondamentale della storia della Tv finora troppo sottovalutata quando si parla di riscoperta della memoria storica televisiva. Gli archivi storici televisivi non devono restare chiusi, ma devono essere disponibili per tutti per cui, se confermato, questo della Tv pubblica svizzera sarebbe un esempio da seguire. Non avete idea di quanti tesori si nascondono negli archivi di tante televisioni pubbliche in Europa e sappiamo per esperienza diretta che non è per niente semplice riuscire a tirarli fuori. Tenerli nascosti è come non averli e lo sport è quello che più di tutti ne beneficerebbe. Di seguito, trovate il testo dell'articolo pubblicato dal presseportal.ch e anche il link per accedere al sito Memoriav. Per adesso, in attesa speriamo di avere a disposizione l'intero archivio, se cliccate al link seguente trovate quello che al momento è disponibile sul sito RSI Play http://pinofrisoli.blogspot.com/2021/08/rivediamoli-e-online-la-nuova-sezione.html.

La SSR mette a disposizione il suo catalogo di archivi su Memobase, il portale di Memoriav

Nuova tappa nell'accesso al patrimonio audiovisivo della SSR: grazie alla stretta collaborazione con Memoriav, il portale memobase.ch ospiterà entro il 2022 il catalogo completo degli archivi audiovisivi della SSR. Nel corso dei prossimi mesi, sarà reso consultabile online l'elenco delle 4 milioni di trasmissioni audio e video, andate in onda dagli anni Trenta a oggi. Risorse preziose per i ricercatori, gli insegnanti e tutti i privati desiderosi di approfondire il nostro passato per conoscere meglio il presente.
La SSR e Memoriav, l'associazione per la salvaguardia e la valorizzazione del patrimonio audiovisivo svizzero, proseguono la loro stretta collaborazione mettendo progressivamente a disposizione del pubblico il catalogo degli archivi audiovisivi della SSR. Si tratta di circa 4 milioni di contenuti audio e video che saranno pubblicati sul portale memobase.ch entro il 2022. Per rispondere meglio alle esigenze degli ambienti accademici e della ricerca, questo progetto si è avvalso anche della competenza e del sostegno dell'Accademia svizzera delle scienze umane e sociali.
"Con i suoi programmi in tutte le regioni linguistiche, la SSR documenta già circa 100 anni di vita pubblica svizzera. Attraverso questa collaborazione, vogliamo soprattutto fare in modo che gli archivi audiovisivi della SSR, completamente digitalizzati, siano anche integrati intensivamente nella ricerca e nell'insegnamento. Perché un Paese che sa preservare e utilizzare la memoria del suo passato può proiettarsi nel futuro", sottolinea Gilles Marchand, direttore generale della SSR.
Gli archivi sono già in gran parte disponibili sulle piattaforme online delle unità aziendali della SSR (RSI, RTS, RTR e SRF) e nelle biblioteche, nei centri di documentazione, nelle università e nelle scuole pubbliche delle diverse regioni della Svizzera. Dal 2019, vengono messi a disposizione anche dei media svizzeri.
Con memobase.ch, l'accesso al patrimonio audiovisivo della SSR acquista una nuova dimensione: chiunque da ora può consultare, con un solo clic e gratuitamente, il catalogo degli archivi audiovisivi della SSR nelle quattro lingue nazionali. Per l'accesso ai contenuti audio e video di cui sono disponibili i diritti, il portale reindirizzerà il pubblico alle piattaforme delle unità aziendali della SSR. Memobase riunisce dunque in un solo sito le risorse audiovisive di circa 80 istituzioni attive nella salvaguardia del patrimonio.
"Memobase è il moderno portale centrale di Memoriav per l'accesso al patrimonio culturale audiovisivo svizzero. Il catalogo degli archivi della SSR costituisce un arricchimento straordinario, perché gli archivi della radio e della televisione comprendono i documenti più importanti del patrimonio culturale audiovisivo della Svizzera", spiega Cécile Vilas, direttrice di Memoriav.
Inseriti dal 2009 nell'inventario dei beni culturali di importanza nazionale, gli archivi della SSR contengono 2 milioni di ore di trasmissioni radiofoniche e televisive provenienti da tutte le unità aziendali. Alcune risalgono agli inizi della radio negli anni Trenta e a quelli della televisione alla fine degli anni Cinquanta.
"Gli archivi della radio e della televisione sono preziosi per comprendere la cultura e il pubblico della Svizzera. Il mondo scientifico deve poter consultare e citare queste perle, ma anche avere una visione d'insieme dei contenuti disponibili. Ora, grazie a questo progetto, ciò è possibile", precisa Markus Zuercher, segretario generale dell'Accademia svizzera delle scienze umane e sociali.
"Rendendo disponibili i suoi metadati d'archivio attraverso Memobase, la SSR è all'avanguardia nel mondo per quanto riguarda l'accesso agli archivi di un'emittente pubblica. Questo conferma il grande dinamismo che regna nel panorama del patrimonio audiovisivo svizzero", conclude Brecht Declercq, presidente della Federazione internazionale degli archivi televisivi (FIAT/IFTA).


Link al sito presseportal.ch
https://www.presseportal.ch/de/pm/100014224/100879970?utm_source=directmail&utm_medium=email&utm_campaign=push

giovedì 28 ottobre 2021

Inter-Milan, 7a giornata Serie A del 28 ottobre 1979, sui canali Rai Sport nel 42mo anniversario

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Altro grande appuntamento con la storia del calcio sui canali Rai Sport. Giovedì 28 ottobre 2021, in occasione del 42mo anniversario, sui canali Rai Sport, alle 9.40 e alle 24.17 dopo il Tg sport della notte, potrete vedere per la prima volta Inter-Milan del 28 ottobre 1979, partita passata alla storia per la doppietta di Beccalossi, al 14' e all'84', e per la frase "Mi chiamo Evaristo, scusa se insisto" attribuita secondo la leggenda a fine partita al fantasista nerazzurro diretta verso il portiere del Milan Ricky Albertosi, ma che in realtà sarebbe stata pronunciata da un suo compagno di squadra. A proposito di questa frase, come ci ricorda l'amico Cesare Borrometi, in realtà è stata ripresa da un Carosello del 1963 della cera Grey, un cartone animato dove il protagonista in conclusione diceva: "Sono sempre l'Evaristo e mi scusino se insisto, per aver la casa bella cera Grey, parla mastella". Si giocava la 7a giornata della Serie A 1979/80 con il Milan campione uscente che si sarebbe conclusa con la vittoria del 12mo Scudetto per l'Inter. Dopo 6 giornate, l'Inter era in testa con 10 punti davanti al Milan con 9, la Juventus con 8, Perugia, Torino e Cagliari con 7. Sui canali Rai Sport vedremo il secondo tempo, trasmesso alle 19.00 sulla Rete Uno in Domenica in, con la telecronaca originale di Nando Martellini.