martedì 13 settembre 2016

Nicolò Carosio: la verità definitiva su cosa accadde dopo la telecronaca di Italia-Israele nel 1970

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Ancora oggi, a distanza ormai di qualche anno da quando, nel 2010, uscì in libreria "Sport in Tv", scritto da Massimo De Luca e Pino Frisoli per Rai Eri, si continuano a scrivere inesattezze su quanto avvenne dopo la telecronaca di Italia-Israele dell'11 giugno 1970, terza partita dell'Italia ai Mondiali in Messico. Cerchiamo dunque di fare chiarezza in modo definitivo sperando che da ora in poi nessuno ricada più negli stessi errori. Va infatti chiarito che Nicolò Carosio, che non disse niente di offensivo contro il guardalinee etiope Seyoum Tarekegn, non venne cacciato dalla Rai e continuò a lavorare per la Tv pubblica per tutto il 1971, fino alla regolare conclusione del suo contratto di collaborazione con la Rai. Carosio non era infatti un dipendente Rai, ma solo un collaboratore. Non è neanche vero che Italia-Israele è stata la sua ultima telecronaca dell'Italia. Nando Martellini già si alternava da qualche anno con Carosio nelle telecronache dell'Italia. Ricordiamo, ad esempio, che agli Europei del 1968 la semifinale Italia-Urss era stata di Martellini, mentre Carosio si occupò dell'altra semifinale Jugoslavia-Inghilterra. Poi, proprio per la regola dell'alternanza, Carosio fece la prima finale Italia-Jugoslavia e Martellini la finale per il terzo posto Inghilterra-Urss. La ripetizione della finale Italia-Jugoslavia toccò dunque a Martellini. Veniamo ai Mondiali del 1970. Carosio e Martellini continuarono ad alternarsi nelle telecronache dell'Italia. La prima partita, Italia-Svezia, toccò a Carosio, la seconda Italia-Uruguay, a Martellini, la terza, Italia-Israele, a Carosio. Di conseguenza la partita successiva, Italia-Messico per i quarti di finale, spettava comunque a Martellini. Tutto regolare dunque e infatti sui giornali dell'epoca non si parla di caso Carosio fino all'assegnazione delle telecronache Rai delle semifinali. Per la regola dell'alternanza Italia-Germania Ovest sarebbe toccata a Carosio. La notizia che la semifinale Italia-Germania Ovest sarebbe stata affidata a Martellini e non a Carosio viene resa pubblica dalla Rai martedì 16 giugno 1970, a 24 ore dalla partita, da Giorgio Boriani, direttore dei servizi sportivi della Tv, interpellato telefonicamente da Gian Paolo Cresci, capo ufficio stampa della Rai, nel corso di una conferenza stampa con i giornalisti riuniti in viale Mazzini per un primo bilancio sulle trasmissioni dei Mondiali di calcio. Lo scrive, tra gli altri, il Corriere d'informazione, quotidiano milanese del pomeriggio, nello stesso giorno a pagina 6 titolando "Sarà Nando Martellini, non Carosio, a trasmettere Italia-Germania". Pochi giorni dopo "La Stampa" del 20 giugno 1970, a pagina 20, in breve articolo a firma P.B. (Paolo Bertoldi inviato in Messico) parla di "disavventura" televisiva perchè Carosio avrebbe definito "negraccio" il guardalinee etiope che aveva annullato il gol di Riva e per questo non avrebbe più commentato le telecronache dell'Italia ai Mondiali. E' ormai accertato che Carosio in realtà non diede mai del "negraccio" al guardalinee etiope e si limitò solo, nel primo tempo, a rilevare gli sbandieramenti di Tarekegn contro i giocatori italiani. Niente di particolare, semplici rilievi tecnici e non certo offese razziste. Da notare che Paolo Bertoldi, trovandosi in Messico, non poteva avere ascoltato la telecronaca Rai. Carosio, come scrivono tutti i giornali dell'epoca, avrebbe invece commentato l'altra semifinale Brasile-Uruguay. Per la finale, la Rai decide di confermare Martellini, mentre Carosio commenta la finale per il terzo posto Germania Ovest-Uruguay. Solo al rientro in Italia si sparge la voce dell'insoddisfazione di Carosio, che avrebbe manifestato il desiderio di dimettersi con un anno di anticipo sulla scadenza del suo contratto a termine che si sarebbe risolto a fine 1971. Lo scrive il Corriere d'Informazione di martedì 23 giugno 1970 a pagina 6. "Il motivo della grave decisione - scrive il Corriere d'Informazione - annunciata dal telecronista, veterano delle telecronache sportive, sarebbe nato in seguito alla decisione del dottor Boriani, capo dell'equipe italiana in Messico, d'affidare la telecronaca della finale Italia-Brasile, dallo stadio Azteca, a Nando Martellini: sembra che l'ultima prestazione di Carosio, il quale s'era lasciato andare ad apprezzamenti personali e piuttosto vivaci su un arbitro, avesse provocato delle rimostranze a livello diplomatico. Ora la questione, a quanto si sa, è giunta ad un punto cruciale. Carosio chiederebbe la liquidazione in anticipo e rinuncerebbe ad un anno di attività. Dall'ufficio stampa della Rai si precisa al riguardo che non esiste un "caso Carosio", almeno nei termini con i quali viene riferito attraverso le indiscrezioni. La sostituzione con Martellini fu decisa, dopo un colloquio telefonico fra Boriani e Willy De Luca, per "motivi di valutazione esclusivamente professionale". Tale valutazione ha amareggiato naturalmente Carosio provocando la sua impennata". A distanza di 24 ore, sulla Gazzetta dello Sport di mercoledì 24 giugno 1970 a pagina 4, arriva la smentita di Carosio. La Rai, da parte sua, conferma che non c'è nessun "caso Carosio" e ribadisce che la decisione di affidare Italia-Brasile a Martellini e non a Carosio "non è stata dettata da una valutazione professionale, ma semplicemente dalla necessità di alternare i due telecronisti. E' stato precisato che la maggior parte delle telecronache di avvenimenti più importanti sono state negli ultimi tempi fatte da Carosio e che, anche per questo, la partita di domenica scorsa è stata commentata da Martellini. Negli ambienti della Rai si afferma anche che non esiste alcun "caso Carosio": il telecronista, fra l'altro, non ha manifestato questo sue presunto malumore ai dirigenti del settore sportivo della televisione".
Dunque nessun "caso Carosio", solo delle voci mai confermate dai fatti. Tra l'altro gli "apprezzamenti personali e piuttosto vivaci su un arbitro" di cui si parla in realtà Carosio li fa verso il brasiliano De Moraes, che non fischia un evidente fallo su Riva al limite dell’area («E’ inaudito, l’arbitro lascia ancora correre…») e poi, in un’azione successiva: «Finalmente l’ineffabile signor Moraes (senza il De n.d.a.) si accorge di un fallo a nostro danno». Di certo sui giornali dell'epoca non si parla di proteste dell'ambasciata etiope. Su Tarekegn, lo ricordiamo, Carosio si limita a dire nel primo tempo, quando un attaccante israeliano, per Carosio in fuorigioco, si presenta solo davanti ad Albertosi che sventa la minaccia: "Fuorigioco netto lasciato correre dall'etiope". Poi qualche minuto dopo per un'altra decisione del guardalinee, in favore dell'Italia, Carosio afferma: "L'etiope ha sbandierato". Tra l'altro Tarekegn non è nemmeno responsabile dell'annullamento del gol di Domenghini nel primo tempo, deciso dall'altro guardalinee, il tedesco orientale Tschenscher. In occasione del gol annullato a Riva nel secondo tempo, questo il commento di Carosio: "Ma siamo proprio sfortunati, a parer nostro non è fuorigioco e Riva aveva segnato regolarmente al 29. Indubbiamente ci sia consentito di parlare di sfortuna che perseguita gli azzurri". Tutto qui quello che ha detto Carosio che fino alla conclusione della partita non dirà assolutamente nulla sul guardalinee e sulla sua decisione. Ed ecco il commento finale di Carosio in chiusura di partita in riferimento al secondo tempo, uno 0-0 che porta l'Italia ai quarti di finale ed elimina Israele: "Nel secondo tempo siamo andati ancora vicini al gol ma la sfortuna ci ha perseguitati e il gol non è venuto. Con questo risultato passiamo il turno e procediamo quindi per i quarti di finale". Poi Carosio riepiloga i risultati delle altre partite giocate in contemporanea (Messico-Belgio 1-0, Bulgaria-Marocco 1-1, Inghilterra-Cecoslovacchia 1-0) e chiude così la telecronaca: "Ci obbligano a interrompere e quindi buonasera a tutti".
Nessun caso Carosio dicevamo e infatti la prima partita della Nazionale dopo i Mondiali, l'amichevole Svizzera-Italia del 17 ottobre 1970, passata alla storia anche per il bellissimo gol di Sandro Mazzola, è proprio di Carosio, che alternandosi ancora con Martellini, telecronista della successiva Austria-Italia, farà anche Italia-Irlanda dell'8 dicembre 1970 per la qualificazione agli Europei. Sempre per la Nazionale Carosio farà anche Italia-Svezia del 9 ottobre 1971 per gli italiani del Nord America, come ricorda proprio Martellini all'inizio della telecronaca per l'Italia. Carosio, oltre ad alternarsi con Martellini nelle telecronache di Serie A e delle coppe europee, viene anche mandato dalla Rai a Wembley per la finale di Coppa dei Campioni Ajax-Panathinaikos del 2 giugno 1971, trasmessa in differita sul Nazionale il 3 giugno alle 14.00 e la sera dello stesso giorno era in diretta per Leeds-Juventus, finale di ritorno di Coppa delle Fiere trasmessa in diretta alle 20.30 sul Secondo causando lo spostamento di Rischiatutto sul Programma Nazionale, come si chiamava all'epoca l'odierna Rai Uno. Carosio con la Rai finisce il 15 dicembre 1971 con la partita amichevole Lega Belgio-Lega Italia giocata a Charleroi e finita 2-1 per i padroni di casa.
Qualcosa però dopo Italia-Israele accadde alla radio e Carosio non c'entrava niente. Come abbiamo accennato sui giornali non c'è notizia di polemiche nei giorni immediatamente seguenti alla telecronaca di Carosio. Solo il critico televisivo Ugo Buzzolan, su "Stampa Sera" del 15 giugno 1970 a pagina 9 scrive così: "(sola nota di sollazzo, ancora una volta, il commento dell'insostituibile - veramente insostituibile - Carosio infuriato contro l'"etiope" che era poi uno dei guardalinee)". A protestare contro quello che ha sentito alla radio è invece un ingegnere etiope residente a Roma, Laiketsion Petros, che scrive al quotidiano "Il Messaggero" una lettera pubblicata con il titolo: «Una frase di pessimo gusto». «Sono rimasto molto sorpreso — scrive l’ingegnere — nel sentire alla radio i commenti sia del radiocronista che di altre persone relativi al guardalinee etiopico Tarekegn, dopo la cronaca della partita Italia-Israele. La frase che più mi ha colpito è stata quella, più volte ripetuta: “Il Negus si è vendicato”. A parte il fatto che il Negus si è già vendicato, perdonando e dimenticando il passato, e oggi Italiani ed Etiopici vivono sia in Italia che in Etiopia nella migliore delle armonie, sia nel lavoro che nello sport, ritengo che questa frase detta a 20 milioni circa di radioascoltatori, sia veramente di pessimo gusto e del tutto priva di qualsiasi fondamento». Un'altra lettera di protesta, firmata da Carmelo Bene, viene pubblicata su "l'Unità" con il titolo "La vendetta del Negus". Anche in questo caso si parla di una frase sentita alla radio nel dopo partita. Siamo così andati ad ascoltare il dopo partita alla radio e abbiamo trovato la frase incriminata. A pronunciarla è Antonio Ghirelli, all'epoca direttore del Corriere dello Sport, che intervistato da Mario Gismondi dice proprio "E' stata la vendetta del Negus" senza comunque intenzioni offensive. Passa invece inosservato il commento finale di Eugenio Danese, decano dei giornalisti sportivi italiani e inventore tra l'altro dei termini "zona Cesarini" e "azzurrabili" che a proposito del gol annullato a Riva dice “Non vogliamo essere cattivi, ma il guardalinee era etiope, cioè africano". Un commento che oggi probabilmente desterebbe molte polemiche perchè, di fatto, si insinua una sorta di inferiorità da parte di chi è di provenienza africana.
Speriamo dunque di avere chiarito definitivamente tutto quello che seguì alla telecronaca di Italia-Israele dell'11 giugno 1970. Per chiudere, ecco l'intervista che abbiamo concesso a Massimiliano Graziani per "Domenica sport" in onda su Radio Uno domenica 4 settembre 2016 nella quale potete ascoltare gli audio originali di quanto dissero Antonio Ghirelli ed Eugenio Danese alla radio nel dopo partita.

BIBLIOGRAFIA
LIBRI
"Sport in Tv", di Massimo De Luca e Pino Frisoli, Rai Eri, Roma 2010
GIORNALI
"Una frase di pessimo gusto", lettera di Laiketsion Petros pubblicata su "Il Messaggero" del 15 giugno 1970
"Sarà Nando Martellini, non Carosio, a trasmettere Italia-Germania", Corriere d'informazione, 16 giugno 1970
"L'Italia in finale batterà la Luna alla Tv", La Gazzetta dello Sport, 17 giugno 1970
"La vendetta del Negus", lettera di Carmelo Bene pubblicata su "l'Unità" del 19 giugno 1970
"La gaffe di Carosio verso il segnalinee", P.B., La Stampa, 20 giugno 1970
"Carosio si dimette?", Corriere d'informazione, 23 giugno 1970
"Tv: nessun caso Carosio", La Gazzetta dello Sport, 24 giugno 1970

DA "DOMENICA SPORT" DEL 4 SETTEMBRE 2016



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Italia-Israele, Messico 1970: la vera storia della telecronaca di Nicolò Carosio, che mai insultò il guardalinee etiope.

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